VASCHE SI? VASCHE NO? NO GRAZIE?

Abbiamo ricevuto un articolo dal “Comitato a difesa del territorio – Area agricola di compensazione idrica località Brugnetto” che pubblichiamo integralmente.

Cronaca di un “delitto” annunciato

Prendiamo a pretesto Gabriel García Márquez, per parlare, ancora una volta delle vasche di espansione, più propriamente dell’Area agricola di compensazione idrica località Brugnetto.
In questi tanti anni, 30 per l’esattezza, i proprietari dei terreni e abitazioni interessati e un comitato di cittadini, hanno provato in tante occasioni a spiegare ed evidenziere le criticità e pericolosità dell’opera. Poco ascoltati quando non considerati dei “rompiscatole” che pensano solo ai loro interessi.
Proviamo a fare un’altra volta chiarezza.
Abbiamo sempre pensato che gli invasi possano essere una buona cosa per trovare una soluzione al problema inondazione di Senigallia e del territorio a patto che:
1) siano veramente efficaci,
2) siano il meno impattante dal punto di vista dell’ambiente;
3) non creino nuovi gravi problemi o pericolosità agli abitanti dell’area interessata.
In tutto il periodo, dall’inondazione di Senigallia del 3 maggio 2014 fino ad oggi, alla grave situazione che si è venuta a creare che ha portato lutti, danni materiali e continua paura per la possibilità del ripetersi degli eventi, si è avuta una risposta, come panacea di tutti i mali: “fare le vasche”. Questo è frutto di cattiva informazione e credo, in alcuni casi, malafede e speculazione politica. Dare una risposta per “rassicurare” i cittadini “stiamo facendo la cosa giusta per mettere in sicurezza Senigallia”.
È davvero giusta? Completata l’opera, Senigallia sarà al riparo dalle inondazioni? Noi diciamo no, ma non siamo i soli: gli stessi estensori del progetto dicono nella relazione che le vasche avrebbero “notevoli benefici“ sulla città.

Per capire i reali benefici, ingegneri idraulici e geologi da noi consultati sostengono che occorrerebbero almeno altre 4 vasche della stessa capienza per avere effettivi benefici. Noi, da sempre, chiediamo uno studio preliminare serio sulla situazione reale di tutto il bacino della Valle del Misa. Vorremmo un progetto che tenga conto delle peculiarità, delle trasformazioni in atto del bacino, di studi dettagliati costi benefici e successivamente proposte di opere da
eseguire.

Ma perché si è arrivati a questo punto con una unica ipotesi che alla luce degli studi fatti da esperti da noi consultati risulta parziale, poco sostenibile ed anche pericolosa? Abbiamo visto in questo ultimo periodo la foce del canale quasi completamente interrata, da studi della Regione di una decina di anni fa risultava come prioritario il rifacimento dei ponti della città portandoli ad una sola campata, la manutenzione costante dell’alveo del fiume e dei canali e fossi affluenti sono imprescindibili per la messa in sicurezza del fiume ma, di questi aspetti, non se ne parla o se ne parla poco e con poco approfondimento. Ora si fanno le opere tampone sui tratti di argine aperti dall’alluvione.
E gli argini restanti? Quale è il livello della loro tenuta strutturale? Tra l’altro nella rottura più importante nei pressi di Bettolelle, di 80 metri circa, non è stato fatto nessun intervento consolidativo, la voragine del Fosso del sambuco è a tutt’ora come un anno fa. Si potrebbero definire rattoppi più che un opera reale di bonifica; in effetti la superficialità di valutazione è un atteggiamento consolidato tanto che, nella relazione geologica del progetto degli invasi di circa 10
anni fa, si sosteneva che gli argini del fiume Misa erano strutturalmente a posto (Geologo Marcello Principi).

Un’altro aspetto importante di criticità del progetto è lo stato di pericolosità in cui verrebbe a trovarsi l’abitato di Bettolelle e
Brugnetto: in sintesi il restringimento dell’alveo da 80 a 18 metri produrrebbe un innalzamento del livello dell’acqua a monte dell’opera di presa che potrebbe provocare rotture più consistenti degli argini e allagamenti biblici dei centri abitati; l’enorme rottura dell’argine se fosse avvenuta a opera degli invasi completata, sarebbe stata ostacolata dalla barriera prodotta dagli argini dell’invaso con effetti devastanti su tutta l’area circostante e a monte.
Ma tant’è: anche dalle dichiarazioni che si susseguono in questi giorni preelettorali, la vasca si deve fare e basta! Se funziona poi si vedrà. Si usano i nostri soldi a nostro avviso in maniera sbagliata. Ricordiamoci dei precedenti: degli 8 miliardi spesi per la fertirrigazione mai entrata in funzione ed anche quella pericolosa per la salute dei cittadini.
Se questo è l’inevitabile sviluppo è giusto richiamare il titolo di questa lettera: –cronaca di un “delitto” annunciato
un “delitto” nei confronti dell’ambiente per un’opera insostenibile nella gestione, nei costi,
un “delitto” nei confronti dei contribuenti che sostengono questi costi senza avere degli effettivi e consistenti benefici,
un “delitto” all’informazione, facendo passare per un’opera risolutiva quando non lo è neanche per i progettisti,
un “delitto” o meglio danni a cose e persone quando non “omicidi colposi” che le future inondazioni potrebbero provocare nei centri abitati a ridosso dell’invaso
un “delitto” nei confronti di una possibile gestione consapevole e partecipata dei cittadini,
un “delitto” nei confronti dei cittadini proprietari delle aree interessate, penalizzati e privati di aree agricole ed edifici con indennizzi risibili.
Sembra che tutto è deciso, che nessun dubbio possa esserci, che il responsabile dell’Autorità di Bacino, che è anche uno degli estensori del progetto (sic!) non veda le criticità come non le vede l’ingegnere idraulico responsabile.
Non sappiamo quando ci sarà una prossima alluvione, speriamo mai, ma senza voler fare le Cassandre, visto la copiosità, la frequenza e la quantità delle precipitazioni in questi ultimi anni, visti i cambiamenti del clima, pensiamo che eventi come quello del 3 maggio 2014 possano presto ripetersi.

Vogliamo ricordare sia ai tecnici che agli amministratori di avere sulle proprie coscienze la responsabilità di questi molto probabili “delitti annunciati” sperando che siano solo sotto metafora e che riescano a dormire tranquilli.

Comitato a difesa del territorio
Area agricola di compensazione idrica località Brugnetto

Dove sono le offerte per gli alluvionati?

Come sono gestiti i fondi per gli alluvionati?

Scrivere questo articolo mi costa sacrificio ma è ora di far conoscere agli alluvionati e a tutti i cittadini i comportamenti tenuti dall’Amministrazione comunale sulla gestione dei fondi per gli alluvionati.
Il 18 settembre 2014 ho chiesto, in qualità di Presidente del Comitato Alluvionati Senigallia al Sindaco del Comune di Senigallia di:

  1. conoscere chi era il responsabile della gestione dei contributi e delle donazioni, delle offerte e di quant’altro pervenuto, da parte di Enti, Fondazioni, Associazioni, Privati, Aziende ecc., da maggio 2014 ad oggi, a favore degli alluvionati di Senigallia;
  2. avere un elenco dettagliato di quanto pervenuto e di quanto era stato speso per singola voce, sia in entrata sia in uscita;
  3. conoscere quando sarà URGENTEMENTE DISTRIBUITO agli alluvionati il resto delle somme pervenute;
  4. conoscere i criteri di distribuzione utilizzati ed eventualmente, come Comitato, di poter partecipare a questa fase decisionale.

Il 30 settembre 2014 il Sindaco rispondeva scrivendo che:

  1. i responsabili della gestione dei fondi erano il Sindaco ed il Vescovo di Senigallia;
  2. le offerte pervenute (senza trasmettere gli estratti conto dei quattro istituti bancari istituiti per ricevere le offerte) ammontavano ad un totale di € 1.441.182,54, mentre le uscite risultavano pari a 695.000,00 € (Bando 1000-2000-3000 €), senza indicare però a chi tali somme sono state erogate);
  3. punto 3 – senza risposta;
  4. punto 4 – senza risposta.

Viste le risposte parziali e le domande rimaste senza riscontro, ho inoltrato un’altra lettera, in data 29 ottobre 2014, sollecitando un riscontro. Il risultato? Il silenzio assoluto.

Trascorsi i 30 giorni, previsti per legge, ho diffidato il Sindaco, tramite l’invio di una P.E.C. (Posta
Elettronica Certificata), a riscontrare quanto legittimamente domandato.
La risposta perveniva il 12 dicembre 2014, tramite e-mail normale, con allegata una lettera (protocollata il 5 dicembre 2014) ed il bando per l’assegnazione di contributi agli alluvionati relativamente al pagamento delle utenze domestiche per un totale di € 292.000.

In base a quanto scritto dal Sindaco Mangialardi risulta pertanto che sono entrati, complessivamente, € 1.441.182,54 di cui € 695.000,00 distribuiti e € 292.000,00 in fase di distribuzione; tale ultima cifra è stata definita, sempre dal Sindaco Mangialardi, come “il saldo delle offerte pervenute e deliberate”.

Ma dai conti del Sindaco mancano € 454.182,54: dove sono andati a finire questi soldi?

Altra domanda: il secondo bando scadeva il 31 gennaio 2015, ma, ad oggi, i soldi non sono ancora stati distribuiti. Mi chiedo quindi: come mai queste somme tardano ad essere distribuite?

Per finire due domande:

  1. Non pensate che dovrebbero essere pubblicati gli estratti conto dei 4 conti correnti su cui sono pervenute le offerte riservate ai cittadini alluvionati?
  2. Non pensate che il sindaco debba inoltre informare i cittadini, sempre e solo per la trasparenza degli atti d’ufficio, su come sono stati spesi i 4.500.000,00 € stanziati dal governo Centrale con un rendiconto dettagliato on-line, voce per voce, come prevedono le normative vigenti?

Per chi vuole pubblichiamo l’intero carteggio in merito.

Comunicazioni intercorse con Comune e Procura

Richiesta di non archiviazione alla Procura

Relazione Commissione d’inchiesta

Riportiamo l’articolo di Senigallia Notizie in merito all’incontro di ieri, 25 gennaio a San Rocco, tenuto dal Presidente della Commissione Roberto Mancini.

In merito occorre fare alcune precisazioni quando parla del mio intervento. Io non ho detto che i lavori su ponte Perilli non saranno di aiuto in caso di una nuova alluvione, ma ho detto tutto il contrario.

La manutenzione deliberata non prevedendo il rifacimento delle pile centrali, o almeno una loro manutenzione e non prevedendo un innalzamento dell’intradosso del ponte, non apporta nessun beneficio anzi, attraverso la realizzazione di una passerella di 2 metri a lato del ponte si viene a caricare ulteriormente le pile già dichiarate lesionate fin dal 1976 (ing. Balducci Giorgio capo Ufficio Tecnico Comunale) dopo l’alluvione di quell’anno.

Ho inoltre aggiunto che spendere quasi 800.000 € per “arciappellare il ponte”, mentre per rifarlo nuovo senza piloni in alveo costerebbe solo 200.000 € in più, è completamente PAZZESCO e un insulto a tutti noi cittadini.

Inoltre la somma urgenza addottata dal comune per aggirare i bandi pubblici per i lavori di manutenzione del ponte non erano addottabili in quanto fin dal giorno 14/02/2014 (dopo una segnalazione dei vigili del fuoco del 10/02/2014 in cui diffidavano il comune dal non intervenire sul ponte 2 Giugno) hanno appurato che anche il ponte Perilli presentava problemi di sicurezza. Ora in un anno di tempo si poteva tranquillamente procedere ad una gara di appalto regolare e non affidando i lavori ad EDRA Costruzioni e all’ing. Roberto Ortolani.

Ho anche affermato che l’ultimo ponte rifatto dal comune il ponte Portone, è stato un esempio di incapacità e spreco di denaro pubblico in quanto lo hanno fatto senza pile in alveo, ma con l’intradosso più basso della sezione sottratta dai piloni.

Una volta che si poteva rifarlo sopra il livello degli argini, per evitare ogni blocco al passaggio dell’acqua, lo hanno addirittura fatto più basso. Inoltre, in fase di realizazione, per errori costruttivi hanno fatto le travi portanti più corte e per utilizarle hanno prolungato gli attacchi laterali ecc.. ecc.. in parole povere hanno fatto una coglioneria spendendo la cifra necessaria per tre ponti fatti bene (oltre 3 milioni di euro).

Inoltre non risulta TRACCIA l’intervento finale fatto dall’avvocato Corrado Canafoglia portavoce del Coordinamento degli alluvionati 3 maggio 2014 in merito al modo come potere risarcire i cittadini alluvionati in tempi brevi e in modo soddisfacente.

Debbo inoltre fare notare che nessun risarcimento sarà mai deliberato da stato o regione in quanto l’evento non è un disastro ambientale naturale ma un disastro ambientale per omissione di manutenzione e interventi errati.  Si è quindi trattato di una mera emergenza: l’acqua è uscita per le rotture degli argini derivate dal tappo posto da questa amministrazione alla foce del fiume e la mancata sostituzione dei ponti cittadini e della manutenzione della vegetazione e del materiale depositato all’interno del fiume.

Di seguito l’articolo.

Commissione post-alluvione Senigallia: presentata relazione votata da minoranza

Un San Rocco gremito ha ascoltato il presidente Mancini, dando poi vita a un dibattito “caldo”

Roberto Mancini presenta la relazione sull'alluvione del 3 maggio 2014 C’era Roberto Mancini, consigliere comunale e ormai ex presidente della commissione di inchiesta sull’alluvione che ha colpito Senigallia il 3 maggio 2014, c’erano tanti esponenti di maggioranza e opposizione consiliare, assessori e vicesindaco, candidati alle prossime elezioni e c’era un auditorium San Rocco gremito.

L’occasione era, nel pomeriggio di domenica 25 gennaio, la presentazione alla cittadinanza della relazione seguita ad audizioni, indagini e ricerche sull’evento alluvionale, prodotta dalla commissione di inchiesta e approvata dalle forze di minoranza che siedono in Consiglio Comunale a Senigallia.

La relazione e l’annuncio della sua presentazione pubblica avevano scatenato una vera e propria bagarre tra gli esponenti politici di Senigallia, con comunicati stampa incrociati, in cui si parlava di querele, scorrettezze, fangomancati passaggi consiliari, scudi levati a difendere questa o quell’altra fazione.

Così, dopo giorni di botta e risposta, si è giunti ad un appuntamento che, se da una parte è stato per certi versi anche didattico, con Mancini ad esporre punto per punto la relazione, non senza introdurre elementi anche tecnici e storici della gestione dell’emergenza, del territorio, delle aree di rischio idrogeologico, dei lavori che è prioritario fare per mettere città e cittadini in sicurezza, dall’altra parte si è trasformato, durante il dibattito aperto, in una nuova contrapposizione tra le due parti.

Roberto Paradisi ha dato il la alle discussioni, tirando in ballo il siluramento dell’ingegner Vito Macchia, redattore della proposta di perimetrazione di ampie parti della città nella zona a più alto rischio idrogeologico, poi ridotte drasticamente da Consiglio Comunale e Giunta, che nel 2001 presentarono il Piano di Assetto Idrogeologico ora in vigore.

Roberto Mancini presenta la relazione sull'alluvione del 3 maggio 2014Proprio quella riperimetrazione è al centro di molte polemiche, a cui ha provato a rispondere Carlo Girolametti, tra i firmatari di un’altra relazione, che la maggioranza presenterà in Consiglio Comunale il 28 gennaio.

Girolametti ha provato a spiegare diversamente la vicenda dell’ingegner Macchia, affermando che egli non si sarebbe espresso in merito alla riduzione delle aree a rischio, visto che non ci sono verbali che riportano opposizioni del tecnico. Ma la contestazione mossa dalla minoranza è proprio sul fatto che non sarebbe stato dato spazio all’ingegnere per intervenire.

Girolametti ha anche affermato che nel 2001, ai tempi della redazione del PAI, su indicazione dell’ingegner Alessandro Mancinelli, si optò per non mettere la quasi totalità di Senigallia sotto tutela, in attesa però di compiere in maniera celere e precisa misure e rilevazioni che fornissero reali riscontri, ad esempio sulla reale portata del fiume e sullo stato degli argini. Ma come ha sottolineato lo stesso consigliere comunale, nonostante fosse stato lo stesso Mancinelli a sollecitare il Comune ad operare in tal senso, alle indicazioni dell’ingegnere non è stato dato completo seguito e queste misurazioni dopo 14 anni non sono state fatte.

Altri interventi si sono susseguiti, come la disamina degli errori compiuti in fase di ampliamento del porto e quelli nel rifacimento di ponte Portone, sottolineando, a detta di Giorgio Sartini, che i lavori iniziati proprio in questi giorni su ponte Perilli non saranno di aiuto in caso di un nuovo ingrossamento del Misa.

Simone Ceresoni ha poi rivendicato il cambio di impostazione, in questi anni di governo, da una politica che anteponeva l’edificazione anche alla sicurezza dei cittadini, verso una politica di riduzione delle cubature.

Le parole che però hanno probabilmente messo d’accordo tutti i cittadini di Senigallia presenti all’auditorium San Rocco, sono state quelle di Bruno Secchiaroli (ex rappresentante del comitato che lottò contro la costruzione del centro commerciale Il Molino e delle aree sorte dirimpetto a Borgo Molino): “Da oggi in poi non vorremmo sentire più raccontare ciò che non è stato fatto fino ad oggi da maggioranza e opposizione, ma ciò che i nostri amministratori faranno da ora in avanti perchè Senigallia non sia più alluvionata”.

Perimetrazione del PAI: ecco dov’erano maggioranza e opposizione

Pubblichiamo un articolo di Marco Scaloni che risponde al Sindaco sulla Delibera di Consiglio Comunale 135/2001 del 13 dicembre 2001 con la quale il Comune di Senigallia ha approvato le osservazioni al PAI da presentare e discutere  nell’apposito tavolo tecnico con l’Autorità di Bacino regionale.  Con questo atto Senigallia ha definito la propria proposta, che l’allora assessore Maurizio Mangialardi ai Lavori Pubblici avrebbe poi portato in Regione e discusso nell’apposito tavolo tecnico con l’Autorità di Bacino regionale. Da notare la discordanza sull’Assessore incaricato di andare a discutere un PAI, riguardante la riperimetrazione delle aree edificabili , di competenza dell’Assessore all’URBANISTICA l’allora Francesco Stefanelli dimissionario IN SEGUITO per contrasti con il sindaco Luana Angeloni.

Lo aveva provocatoriamente chiesto il Sindaco di Senigallia, Maurizio Mangialardi, rispondendo agli attacchi che da più parti gli arrivavano, in merito alle osservazioni al Piano di Assetto Idrogeologico che il Comune di Senigallia ha inoltrato alla Regione Marche nel 2001, e che quest’ultima ha accettato un anno più tardi.

Il Sindaco Mangialardi interviene sulle modifiche al Piano di Assetto Idrogeologico

In sintesi, quelle osservazioni hanno ridotto le aree classificate a rischio inondazione, come si può vedere dalle cartine seguenti: quella di sinistra rappresenta la proposta iniziale della Regione, quella di destra il progetto così come approvato, a seguito delle osservazioni presentate sia dal Comune di Senigallia sia da privati cittadini. Le aree in rosso sono classificate ad alto rischio (R4), quelle in giallo a rischio moderato (R3).

senigallia-pai-propostosenigallia-pai-deliberato

Il documento che presentiamo oggi, e che pubblicheremo integralmente nei prossimi giorni, è proprio la Delibera di Consiglio Comunale 135/2001 con la quale il Comune di Senigallia ha approvato quelle osservazioni. Con questo atto, datato 13 dicembre 2001, Senigallia ha definito la propria proposta, che l’allora assessore Maurizio Mangialardi avrebbe poi portato in Regione e discusso nell’apposito tavolo tecnico con l’Autorità di Bacino regionale.

DCC_135_2001_001 DCC_135_2001_002La proposta è stata approvata con una maggioranza ridotta ad appena 12 consiglieri, sul totale di 31; a votare a favore sono stati: l’allora Sindaco Luana AngeloniElisabetta Allegrezza, Paolo Carli, Daniele Corinaldesi, Sandro Fratini, Mauro Gaggiottini, l’allora Presidente del Consiglio Comunale Michelangelo Guzzonato, Lorenzo Magi Galluzzi, Silvano Paradisi, Enrico Quagliarini, Elisabetta Tonni Perucci, Fabrizio Volpini.

Diversi consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, risultavano assenti.

2014 come il 1955

Riportiamo un articolo interessante pubblicato su Senigallia Notizie del 18 maggio 2014 .

Riportiamo questo articolo perchè:

  1. la Commissione Speciale d’Inchiesta ha terminato le audizioni e già si intravedono dissensi al suo interno in quanto hanno spostato l’uscita dei risultati a gennaio.
  2. tutti: il Sindaco, la Provincia, L’autorità di Bacino e la Regione hanno dichiarato che il 3 maggio 2014 si è avuto un evento atmosferico eccezionale. Lo scopo: non diventare responsabili in alcun modo dell’alluvione (Tutti Santi e Immacolati).
  3. Vogliono fare lavori di sistemazione al bacino (Vasche d’espansione) che creeranno solo ulteriori problemi ai cittadini dell’intera vallata a partire da Pongelli.
  4. Non intendono aprire la foce del fiume nel tratto finale anche se risolverebbe da sola il 90 % dei problemi delle esondazioni.
  5. ecc. ecc.

In poche parole la storia non insegna nulla e le due grandi alluvioni più recenti del 1955 e 1976 sono passate e non hanno insegnato nulla ai “Nostri Amministratori”.  Loro continuano a spada tratta a difendere le scelte sbagliate fatte per non dovere giustificare le delibere sbagliate e le approvazioni senza controlli e competenza di Provincia e Regione.

BUONA LETTURA

Alluvione a Senigallia, la storia si ripete. Il 2014 come il 1955

Un vecchio articolo de “La Stampa” fa la cronaca di una grave esondazione di tanti anni fa

Alluvione a Senigallia: la valle del Misa allagata Che la storia di Senigallia sia stata segnata da periodiche esondazioni del Misa è noto, nonostante l’impegno dell’ingegner Mederico Perilli, che nel 1909 realizzò alcuni lavori – costati 687.000 lire – per arginare le piene del fiume.

Per questo, a Perilli è stato intitolata la strada che dal Foro Annonario conduce fino all’incrocio con viale Bonopera, ma il Misa anche successivamente ha continuato a portare “lutti e rovine.

Come accaduto il 3 maggio 2014, ma, prima ancora, tante altre volte.

Come ci segnala un attento lettore, impressionanti appaiono in particolare le analogie con l’alluvione del settembre 1955, in seguito alla quale, suo malgrado, Senigallia finì sulle pagine dei quotidiani nazionali non per le sue bellezze.

E’ il 12 settembre quando – come riporta l’edizione nazionale de “La Stampa” – “a seguito di un’alluvione “dalle Casine di Ostra per 11 chilometri si stende un mare di acqua e fango. Casine di Ostra, Bettolelle, Vallone, Borgo Bicchia, Bassa di Ripe, Brugnetto, Cannella, Senigallia presentano uno spettacolo di uguale desolazione“.

Il quotidiano torinese, che ricorda anche la morte di una persona, Amalia Contini, di 45 anni, e di tantissimi animali, aggiunge che “decine di case sono state sgomberate in tutta fretta, mentre molte persone in ansia si sono rifugiate in cima agli edifici per sfuggire all’acqua. A Senigallia, mentre il livello del Misa cominciava a scendere, una nuova ondata è arrivata nella zona del Piano Regolatore. Al Fosso Sant’Angelo, la furia delle acque ha divelto le opere in muratura di sfogo al Ponte Rosso“.

L'alluvione del 1955 a SenigalliaNel pesarese, pure allora nelle stesse ore danneggiamenti ingenti causati dal fiume Foglia.

La testimonianza de “La Stampa” è sostanzialmente confermata dagli “Annali di Senigallia” di Angelo Mencucci, pubblicati nel 2003: l’autore scrive di “danni rilevanti“, ma è più preciso soprattutto sul dopo.

Il 10 ottobre dello stesso anno infatti vi è una nuova violenta” esondazione, che determina i seguenti danni economici: 150 milioni di lire nel settore agricolo (3600 ettari inondati), 40 ai privati, 28 all’amministrazione comunale e 3 e mezzo ai commercianti.

Cifre rilevanti, per i tempi. Uno scenario che, purtroppo, ora si ripropone.

Molto interessanti sono anche i commenti postati dai lettori. Per vederli aprite il link all’articolo.

Resoconto incontro del 21/11/2014.

Vi alleghiamo uno degli articoli pubblicati dai giornali sull’incontro tenuto al Teatro Portone il giorno 21 novembre 2014 alle ore 21.00 alla presenza di circa 400 persone.

 Link dell’articolo

Coordinamento alluvionati Senigallia: “partirà esposto per disastro ambientale”

Relazione dell’avv. Canafoglia in un Teatro Portone gremito: “responsabilità, non evento eccezionale”

Incontro Coordinamento Comitati Alluvionati Il Coordinamento dei comitati degli alluvionati, nato dopo la tragica alluvione del 3 maggio, non si ferma e conferma l’intenzione di presentare un esposto alla Procura della Repubblica per disastro ambientale.

Ad annunciarlo – nel corso di un affollatissimo dibattito pubblico svoltosi nella serata di venerdì 21 novembre al Teatro Portone – è l’avvocato Corrado Canafoglia, responsabile dell’Unione Nazionale Consumatori per il settore Ambiente e portavoce dei comitati.

In una lunga e applaudita relazione, Canafoglia ha ricordato i numeri degli eventi alluvionali di maggio, il quale “ha reso ancora oggi Senigallia una città in ginocchio“, sottolineando ripetutamente – anche attraverso l’utilizzo di foto, vecchi articoli di giornali e documenti ufficiali “ottenuti spesso con fatica” – come “non si sia trattato affatto di un evento eccezionale, perché in passato piogge della stessa entità non hanno creato un disastro simile”.

Il Ministero e la Protezione civile fanno sapere che il Misa è uno dei fiumi più pericolosi in Italia, ma nessuno ce lo aveva detto – ha insistito il portavoce – anzi anni fa Legambiente e la stessa Protezione Civile avevano premiato l’amministrazione comunale per le azioni contro il rischio idrogeologico, premi consegnati però solo sulla base di semplici autocertificazioni e nessun vero controllo”.

Corrado Canafoglia relaziona sull'alluvione di maggio 2014Qualcosa non ha funzionato e per questo ci sono responsabilità precise che dovrà individuare la magistratura – ha aggiunto il responsabile dell’Unione Nazionale Consumatori -. Troppe domande necessitano ancora di una risposta. Per esempio, come è possibile che si siano avute esondazioni in ben 20 punti? Perché i tecnici dell’Autorità di Bacino, dopo il lavoro tecnico con il Comune di Senigallia per lo studio delle aree a rischio, non hanno firmato, se non per la parte normativa, nelle conclusive riunioni decisionali, in cui è stato sensibilmente ridotto l’iniziale perimetro di salvaguardia? Perché il 3 maggio la zona R3 non è stata compresa nel piano di emergenza come previsto dalla legge?”.

Evidenziate inoltre la “mancata manutenzione dell’alveo e degli argini del Misa“, l’assenza di un “serio piano di allerta“, la “scelta di chiudere la darsena portuale, che ha impedito una vasca di espansione”, e i “soldi sprecati, quando spesi, per lavori inadeguati, come quelli compiuti al Fosso Sambuco negli anni scorsi, in un progetto cofinanziato dall’Unione Europea”.

Noi non cerchiamo un capro espiatorio, perché qui ci sono tante persone che dovevano fare ma non hanno fatto. Non solo il sindaco, che anzi è stato lasciato solo dagli altri enti, che gli hanno scaricato la patata bollente – ha concluso Canafoglia – . Ci sono responsabilità precise, ma nessuno si è dimesso o ha chiesto scusa.

La raccolta di firme per presentare l’esposto è già iniziata; il Coordinamento, oltre a voler individuare eventuali responsabilità penali, chiede inoltre agli enti pubblici e privati che hanno lavorato sul fiume l’attivazione di polizze assicurative per i danni subiti dalla cittadinanza e politiche volte alla mitigazione del rischio di esondazione, affinché “mai più, si verifichi un 3 maggio“.

La protezione civile diventa social

Vi alleghiamo il link di un’articolo interessante sulla Protezione Civile:
http://www.bitmat.it/blog/news/37675/la-protezione-civile-diventa-social
e di seguito riportiamo l’articolo.
protezcivile
Una cattedra alla Protezione Civile si occuperà esclusivamente dei social network come strumento in aiuto dei soccorsi, oltre che per monitorare il dissesto idrogeologico
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Di recente la Protezione Civile ha annunciato il progetto nel quale dovrà affrontare il problema dei disastri naturali anche dal punto di vista dei Social Network. Diciamocela tutta, questi strumenti sono sempre stati accusati di essere cassa di risonanza dell’allarmismo, ma ora il concetto deve essere ribaltato. Bisogna sfruttarli per le calamità.

Ad oggi ha avuto luogo un solo incontro nella sede del Dipartimento di Protezione Civile, ma gli obiettivi sono già stati definiti: prima di tutto,  bisogna capire come utilizzare i social media nelle proprie attività, dopodichè creare delle linee guida comuni sulla policy da tenere in caso di calamità e allarmi.

Basta dare un’occhiata ad un hashtag come #allertametoLIG, per capire che veicolare informazioni a proposito degli effetti del dissesto idrogeologico è davvero semplice ed efficace.

Le informazioni viaggiano più velocemente tramite i Social, e la Protezione Civile rimane a margine da tutto ciò non avendo una policy aggiornata in materia e neppure un account nazionale.

“Siamo il paese in cui ogni realtà locale sviluppa la propria applicazione per dare informazioni su meteo, emergenze, informazioni su traffico et cetera,  mentre è necessario definire dei protocolli su base nazionale per consentire a chiunque di attingere a fonti di informazione primaria con dati in tempo reale, via web services. Ad oggi invece vi è concorrenza pure tra PA per la gestione dei dati” dichiara su un suo articolo il giornalista Roberto Scano, invitato al tavolo del progetto.

La Protezione Civile è consapevole che il nostro modus operandi è “nostrano”, molto territoriale rispetto agli Stati Uniti, nel quale l’organizzazione centrale ha il potere di indicare il tipo di hashtag e altri strumenti di comunicazione da utilizzare.

Il nostro modello, essendo territoriale, rispetta la vicinanza che la Protezione Civile ha rispetto a un problema di eventuale calamità, dunque bisogna trovare la giusta soluzione tra intelligenza collettiva e standard di comunicazione.

Saper intervenire nel trend con sapienza analitica e capacità di orientare la conversazioni verso informazioni di qualità è ormai uno dei doveri di un’Istituzione che lavora nell’emergenza.

In marzo è prevista la pubblicazione delle linee guida che per la prima volta daranno alla Protezione Civile una social media policy.