Resoconto incontro del 21/11/2014.

Vi alleghiamo uno degli articoli pubblicati dai giornali sull’incontro tenuto al Teatro Portone il giorno 21 novembre 2014 alle ore 21.00 alla presenza di circa 400 persone.

 Link dell’articolo

Coordinamento alluvionati Senigallia: “partirà esposto per disastro ambientale”

Relazione dell’avv. Canafoglia in un Teatro Portone gremito: “responsabilità, non evento eccezionale”

Incontro Coordinamento Comitati Alluvionati Il Coordinamento dei comitati degli alluvionati, nato dopo la tragica alluvione del 3 maggio, non si ferma e conferma l’intenzione di presentare un esposto alla Procura della Repubblica per disastro ambientale.

Ad annunciarlo – nel corso di un affollatissimo dibattito pubblico svoltosi nella serata di venerdì 21 novembre al Teatro Portone – è l’avvocato Corrado Canafoglia, responsabile dell’Unione Nazionale Consumatori per il settore Ambiente e portavoce dei comitati.

In una lunga e applaudita relazione, Canafoglia ha ricordato i numeri degli eventi alluvionali di maggio, il quale “ha reso ancora oggi Senigallia una città in ginocchio“, sottolineando ripetutamente – anche attraverso l’utilizzo di foto, vecchi articoli di giornali e documenti ufficiali “ottenuti spesso con fatica” – come “non si sia trattato affatto di un evento eccezionale, perché in passato piogge della stessa entità non hanno creato un disastro simile”.

Il Ministero e la Protezione civile fanno sapere che il Misa è uno dei fiumi più pericolosi in Italia, ma nessuno ce lo aveva detto – ha insistito il portavoce – anzi anni fa Legambiente e la stessa Protezione Civile avevano premiato l’amministrazione comunale per le azioni contro il rischio idrogeologico, premi consegnati però solo sulla base di semplici autocertificazioni e nessun vero controllo”.

Corrado Canafoglia relaziona sull'alluvione di maggio 2014Qualcosa non ha funzionato e per questo ci sono responsabilità precise che dovrà individuare la magistratura – ha aggiunto il responsabile dell’Unione Nazionale Consumatori -. Troppe domande necessitano ancora di una risposta. Per esempio, come è possibile che si siano avute esondazioni in ben 20 punti? Perché i tecnici dell’Autorità di Bacino, dopo il lavoro tecnico con il Comune di Senigallia per lo studio delle aree a rischio, non hanno firmato, se non per la parte normativa, nelle conclusive riunioni decisionali, in cui è stato sensibilmente ridotto l’iniziale perimetro di salvaguardia? Perché il 3 maggio la zona R3 non è stata compresa nel piano di emergenza come previsto dalla legge?”.

Evidenziate inoltre la “mancata manutenzione dell’alveo e degli argini del Misa“, l’assenza di un “serio piano di allerta“, la “scelta di chiudere la darsena portuale, che ha impedito una vasca di espansione”, e i “soldi sprecati, quando spesi, per lavori inadeguati, come quelli compiuti al Fosso Sambuco negli anni scorsi, in un progetto cofinanziato dall’Unione Europea”.

Noi non cerchiamo un capro espiatorio, perché qui ci sono tante persone che dovevano fare ma non hanno fatto. Non solo il sindaco, che anzi è stato lasciato solo dagli altri enti, che gli hanno scaricato la patata bollente – ha concluso Canafoglia – . Ci sono responsabilità precise, ma nessuno si è dimesso o ha chiesto scusa.

La raccolta di firme per presentare l’esposto è già iniziata; il Coordinamento, oltre a voler individuare eventuali responsabilità penali, chiede inoltre agli enti pubblici e privati che hanno lavorato sul fiume l’attivazione di polizze assicurative per i danni subiti dalla cittadinanza e politiche volte alla mitigazione del rischio di esondazione, affinché “mai più, si verifichi un 3 maggio“.

La protezione civile diventa social

Vi alleghiamo il link di un’articolo interessante sulla Protezione Civile:
http://www.bitmat.it/blog/news/37675/la-protezione-civile-diventa-social
e di seguito riportiamo l’articolo.
protezcivile
Una cattedra alla Protezione Civile si occuperà esclusivamente dei social network come strumento in aiuto dei soccorsi, oltre che per monitorare il dissesto idrogeologico
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Di recente la Protezione Civile ha annunciato il progetto nel quale dovrà affrontare il problema dei disastri naturali anche dal punto di vista dei Social Network. Diciamocela tutta, questi strumenti sono sempre stati accusati di essere cassa di risonanza dell’allarmismo, ma ora il concetto deve essere ribaltato. Bisogna sfruttarli per le calamità.

Ad oggi ha avuto luogo un solo incontro nella sede del Dipartimento di Protezione Civile, ma gli obiettivi sono già stati definiti: prima di tutto,  bisogna capire come utilizzare i social media nelle proprie attività, dopodichè creare delle linee guida comuni sulla policy da tenere in caso di calamità e allarmi.

Basta dare un’occhiata ad un hashtag come #allertametoLIG, per capire che veicolare informazioni a proposito degli effetti del dissesto idrogeologico è davvero semplice ed efficace.

Le informazioni viaggiano più velocemente tramite i Social, e la Protezione Civile rimane a margine da tutto ciò non avendo una policy aggiornata in materia e neppure un account nazionale.

“Siamo il paese in cui ogni realtà locale sviluppa la propria applicazione per dare informazioni su meteo, emergenze, informazioni su traffico et cetera,  mentre è necessario definire dei protocolli su base nazionale per consentire a chiunque di attingere a fonti di informazione primaria con dati in tempo reale, via web services. Ad oggi invece vi è concorrenza pure tra PA per la gestione dei dati” dichiara su un suo articolo il giornalista Roberto Scano, invitato al tavolo del progetto.

La Protezione Civile è consapevole che il nostro modus operandi è “nostrano”, molto territoriale rispetto agli Stati Uniti, nel quale l’organizzazione centrale ha il potere di indicare il tipo di hashtag e altri strumenti di comunicazione da utilizzare.

Il nostro modello, essendo territoriale, rispetta la vicinanza che la Protezione Civile ha rispetto a un problema di eventuale calamità, dunque bisogna trovare la giusta soluzione tra intelligenza collettiva e standard di comunicazione.

Saper intervenire nel trend con sapienza analitica e capacità di orientare la conversazioni verso informazioni di qualità è ormai uno dei doveri di un’Istituzione che lavora nell’emergenza.

In marzo è prevista la pubblicazione delle linee guida che per la prima volta daranno alla Protezione Civile una social media policy.

21novembre alle 21.00

Incontro al teatro Portone su cause e responsabilità degli eventi del 3 maggio: “Basta notti di paura”

L'alluvione del 3 maggio 2014 a Senigallia A 6 mesi dall’alluvione del 3 maggio, Senigallia ha vissuto il 18 novembre un’altra notte di paura. L’acqua ha lambito i ponti e si è temuto che si ripetesse quanto accaduto la scorsa primavera. Non è forse giunta ora di sistemare il fiume e gli argini?

Il Coordinamento dei Comitati “Alluvione Maggio 2014″ in questi 6 mesi ha approfondito le cause dell’alluvione di maggio, anche con l’ausilio di esperti che trattano, a livello nazionale, eventi di disastro ambientale, arrivando a scoprire verità sconcertanti, soprattutto nascoste alla popolazione, che dorme tranquilla vicina ad un fiume ritenuto da anni ad estremo rischio esondazione, secondo gli enti pubblici preposti.
Quanti senigalliesi sapevano di convivere con tale rischio?

Venerdì 21 novembre, alle ore 21, presso il teatro Portone (piazzale della Vittoria), il Coordinamento dei Comitati “Alluvione Maggio 2014″ renderà noti i risultati emersi da questo lavoro di studio, comprese le responsabilità e le azioni che si intendono intraprendere per ottenere il risarcimento dei danni subiti e per evitare che si verifichi un’altra alluvione devastante come quella di maggio 2014.
Relazionerà sui risultati di tale lavoro l’avv. Corrado Canafoglia, responsabile nazionale dell’Unione Nazionale Consumatori per il settore Ambiente.

L’alluvione del 3 maggio 2014 non è stata frutto di un evento eccezionale ed imprevedibile, ma di negligenze, scelte e comportamenti errati posti in essere a vario titolo dai responsabili di enti pubblici, da consulenti esterni profumatamente pagati e da ditte private che sono intervenute nel Misa in questi anni.

L'alluvione del 3 maggio 2014 a SenigalliaSiamo consapevoli che tale vicenda è e sarà oggetto di diatribe tra le opposte fazioni politiche in prospettiva delle prossime elezioni comunali. Siamo stati volutamente lontani dal dibattito politico intercorso sulla questione, posto che la nostra azione tende esclusivamente a risolvere un problema che riguarda la città e non ci interessano i destini e/o le carriere politiche di chi ambisce a cariche pubbliche.

Ci interessa solo che il rischio esondazione del Misa sia mitigato con un progetto di intervento globale, serio e da porre a conoscenza di tutti i cittadini, ci interessa che chi ha subito i danni venga risarcito adeguatamente e chi ha sbagliato paghi e chieda almeno scusa.

E’ ora che la Città ed ogni singolo cittadino si interessi direttamente del problema, perché in questi anni nessuno l’ha risolto, anzi l’ha aggravato con scelte tecniche errate.
Pertanto è necessario partecipare ed insieme, privati ed enti pubblici, trovare le soluzioni opportune.
Iniziamo dal partecipare all’incontro del 21 novembre.
dal Coordinamento dei Comitati “Alluvione Maggio 2014″

Mai più Bombe d’Acqua

E’ nata la rete nazionale dei Comitati degli Alluvionati

 Link del Sito

Link dello Statuto

Chi siamo

Rete nazionale in formazione di collegamento e socializzazione fra movimenti, reti, associazioni impegnati nelle iniziative per i diritti delle comunità dei fiumi promosse dai comitati alluvionati.

Avvertiamo infatti, forte l’esigenza di incontrarci con i tanti e tante che in questi anni hanno fatto i conti in tante zone d’Italia con le alluvioni ed i problemi della cattiva gestione dei fiumi, per trovare insieme le risposte comuni.

Le bombe d’acqua hanno colpito duro in tanti luoghi ed, ovunque, hanno lasciato devastazione trovando le comunità e le istituzioni del territorio impreparate, disarmate, senza strumenti e senza risposte esaurienti.

Fare rete, costruire uno spazio comune di confronto, scambio e proposta, aprire una discussione nel Paese con la politica nazionale per trovare soluzioni concrete è la strada che consideriamo decisiva per rimettere al centro i diritti delle nostre comunità.

L’idea di unirsi e mettersi insieme è nata, per la prima volta, il 31 Marzo 2012 a Matera su proposta del Comitato per la Difesa delle TerreJoniche. In quell’occasione erano presenti i comitati delle comunità colpite di Parma, Messina e del Metapontino. Contribuirono ai lavori anche i tecnici della Protezione Civile ed esponenti di Legambiente Matera.

A questo primo incontro ne sono seguiti altri, nel giugno dello stesso anno, il secondo in occasione dell’anniversario dell’alluvione del Comitato 11 Giugno a Sala Baganza, poi a Firenze il 13 febbraio 2013, a Bernalda (MT) dal 25 al 28 luglio 2014 e infine ad Ameglia il 04 ottobre 2014.

Due gli obiettivi che pensiamo la rete si debba prefiggere: mettere in sicurezza il territorio colpito prevenendo nuovi disastri ambientali e ottenere risarcimenti per quanti sono stati colpiti.

Distribuiamo ai soliti “Amici”

Progetto per la Gestione di un Tratto Fluviale e per la Valorizzazione Energetica dei Materiali di Risulta

L’uso attuale del territorio e la scarsa manutenzione dei corsi fluviali provocano periodiche situazioni di crisi, accentuate da andamenti stagionali sempre più irregolari. Questa situazione favorisce una elevata produzione vegetale, accentuata dalla mancanza della periodica e costante manutenzione assicurata negli anni passati dai frontisti.
Ciò che un tempo rappresentava una risorsa per i frontisti si è trasformato in un costoso problema per gli enti deputati al mantenimento della funzionali idraulica ed ambientale dei fiumi.

Sta partendo in questi giorni la fase operativa di un progetto, finanziato dal Piano di Sviluppo Rurale delle Marche (PSR 2007-2013) e realizzato con il coordinamento dell’ASSAM, capofila di un’associazione temporanea di Impresa, a cui hanno aderito anche due aziende: l’azienda agricola Savoretti Massimiliano di Castelfidardo e la cooperativa sociale Undicesima ora di Senigallia.
La proposta progettuale nasce dall’opportunità di coniugare la gestione della vegetazione fluviale, alla possibilità di differenziare il reddito delle imprese agricole mediante la valorizzazione energetica della biomassa ricavata, in un’ottica di multifunzionalità.

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Fiumi e Biomasse: sintesi proposta progettuale 2014-11-18 1.06 MB 18