2014 come il 1955

Riportiamo un articolo interessante pubblicato su Senigallia Notizie del 18 maggio 2014 .

Riportiamo questo articolo perchè:

  1. la Commissione Speciale d’Inchiesta ha terminato le audizioni e già si intravedono dissensi al suo interno in quanto hanno spostato l’uscita dei risultati a gennaio.
  2. tutti: il Sindaco, la Provincia, L’autorità di Bacino e la Regione hanno dichiarato che il 3 maggio 2014 si è avuto un evento atmosferico eccezionale. Lo scopo: non diventare responsabili in alcun modo dell’alluvione (Tutti Santi e Immacolati).
  3. Vogliono fare lavori di sistemazione al bacino (Vasche d’espansione) che creeranno solo ulteriori problemi ai cittadini dell’intera vallata a partire da Pongelli.
  4. Non intendono aprire la foce del fiume nel tratto finale anche se risolverebbe da sola il 90 % dei problemi delle esondazioni.
  5. ecc. ecc.

In poche parole la storia non insegna nulla e le due grandi alluvioni più recenti del 1955 e 1976 sono passate e non hanno insegnato nulla ai “Nostri Amministratori”.  Loro continuano a spada tratta a difendere le scelte sbagliate fatte per non dovere giustificare le delibere sbagliate e le approvazioni senza controlli e competenza di Provincia e Regione.

BUONA LETTURA

Alluvione a Senigallia, la storia si ripete. Il 2014 come il 1955

Un vecchio articolo de “La Stampa” fa la cronaca di una grave esondazione di tanti anni fa

Alluvione a Senigallia: la valle del Misa allagata Che la storia di Senigallia sia stata segnata da periodiche esondazioni del Misa è noto, nonostante l’impegno dell’ingegner Mederico Perilli, che nel 1909 realizzò alcuni lavori – costati 687.000 lire – per arginare le piene del fiume.

Per questo, a Perilli è stato intitolata la strada che dal Foro Annonario conduce fino all’incrocio con viale Bonopera, ma il Misa anche successivamente ha continuato a portare “lutti e rovine.

Come accaduto il 3 maggio 2014, ma, prima ancora, tante altre volte.

Come ci segnala un attento lettore, impressionanti appaiono in particolare le analogie con l’alluvione del settembre 1955, in seguito alla quale, suo malgrado, Senigallia finì sulle pagine dei quotidiani nazionali non per le sue bellezze.

E’ il 12 settembre quando – come riporta l’edizione nazionale de “La Stampa” – “a seguito di un’alluvione “dalle Casine di Ostra per 11 chilometri si stende un mare di acqua e fango. Casine di Ostra, Bettolelle, Vallone, Borgo Bicchia, Bassa di Ripe, Brugnetto, Cannella, Senigallia presentano uno spettacolo di uguale desolazione“.

Il quotidiano torinese, che ricorda anche la morte di una persona, Amalia Contini, di 45 anni, e di tantissimi animali, aggiunge che “decine di case sono state sgomberate in tutta fretta, mentre molte persone in ansia si sono rifugiate in cima agli edifici per sfuggire all’acqua. A Senigallia, mentre il livello del Misa cominciava a scendere, una nuova ondata è arrivata nella zona del Piano Regolatore. Al Fosso Sant’Angelo, la furia delle acque ha divelto le opere in muratura di sfogo al Ponte Rosso“.

L'alluvione del 1955 a SenigalliaNel pesarese, pure allora nelle stesse ore danneggiamenti ingenti causati dal fiume Foglia.

La testimonianza de “La Stampa” è sostanzialmente confermata dagli “Annali di Senigallia” di Angelo Mencucci, pubblicati nel 2003: l’autore scrive di “danni rilevanti“, ma è più preciso soprattutto sul dopo.

Il 10 ottobre dello stesso anno infatti vi è una nuova violenta” esondazione, che determina i seguenti danni economici: 150 milioni di lire nel settore agricolo (3600 ettari inondati), 40 ai privati, 28 all’amministrazione comunale e 3 e mezzo ai commercianti.

Cifre rilevanti, per i tempi. Uno scenario che, purtroppo, ora si ripropone.

Molto interessanti sono anche i commenti postati dai lettori. Per vederli aprite il link all’articolo.