Il bacino del Misa

Quanto riportiamo sono parti estrapolate dalla relazione:

RIFLESSIONI SULL’ULTIMA PIENADEL FIUME MISA – NEVOLA

tenuta il 16 maggio 2014 dall’Arch. Ing. Arnaldo Giuseppe Fornaroli a Confluenze – Senigallia

Per il bacino imbrifero del Misa – Nevola si parla di una superficie di circa 380 chilometri quadrati, un grande rettangolo irregolare di 10 km di larghezza media che si incunea verso l’interno per circa 38 chilometri, (una superficie pari a circa 55.000 campi da calcio), che convoglia l’acqua piovana dai primi fossi dell’entroterra fino al tratto urbano del fiume Misa, caratterizzato anche dalla presenza di sette ponti all’interno del centro abitato di Senigallia, molto diversi fra loro e diversamente influenti sulle piene. Fra i fiumi marchigiani che arrivano al mare, il Misa è uno dei più corti e con un bacino imbrifero fra i più limitati; infatti esso non raggiunge i confini regionali, come succede invece ai fiumi più lunghi: Marecchia, Conca, Foglia, Metauro, Cesano, Esino, Potenza, Chienti, Tenna e Tronto, ma questo non deve far credere che la sua pericolosità, in relazione alle alluvioni, sia inferiore; anzi, più piccolo è il bacino, più è alta la probabilità che TUTTO il suo territorio sia invaso CONTEMPORANEAMENTE da una pioggia torrenziale e persistente e quindi sia messa in crisi la sua capacità di smaltimento; infatti, per un bacino piccolo è alta la possibilità di essere investito da una pioggia contemporanea su tutto il territorio o, peggio ancora da una perturbazione che si muove in cielo con la stessa direzione e verso di come si muove, a terra, l’acqua dei fossi e fiumi.

L’acqua che abbiamo visto invadere disastrosamente Senigallia sabato 3 maggio 2014 è quella raccolta dal bacino imbrifero dei due fiumi, Misa e Nevola, dai loro fossi affluenti e da altri fossi minori che sfociano direttamente al mare, come ad esempio il fosso di Sant’Angelo, che in maniera “autonoma”, ha già altre volte procurato danni alla città.

DETERMINAZIONE  DELLA PORTATA DEL BACINO IMBRIFERO DEI FIUMI MISA – NEVOLA

Per determinare con buona precisione la quantità d’acqua che un bacino imbrifero può accumulare si possono seguire due strade: una più teorica, che si basa comunque su secoli d’indagini sperimentali in innumerevoli corsi d’acqua di tutto il mondo … … ed un’altra “più direttamente sperimentale”, basata soprattutto sui dati rilevati sul fiume in oggetto, in momenti significativi del suo scorrere.

Nel caso del fiume Misa siamo in grado di poter facilmente eseguire le due valutazioni, avendo adeguata cartografia, conoscenza diretta di tutto il territorio ed avendo eseguito direttamente, per più di venti anni, numerose rilevazioni di velocità in vari tratti del fiume in occasione di “morbide”; con tale termine si indicava … … una piena significativa per il rilevamento della velocità dell’acqua (e quindi della portata) ma non in situazioni di emergenza, tanto da comportare pericolo per chi effettua i suddetti rilievi. Nell’agosto 1976 il “tappo” più significativo fu rappresentato dal ponte della nazionale Adriatica (S.S. n°16) con le sue travi calate e le due pile intermedie; subito a valle contribuirono a rallentare la possibilità di deflusso delle acque la presenza nel porto canale di un barcone usato per escursioni turistiche lungo la costa e di una draga che all’epoca ripuliva periodicamente il fondo del porto canale. Prendiamo quindi, ad esempio, come sezione da verificare quella eseguita in corrispondenza del ponte della nazionale adriatica, Strada Statale n° 16, ma lo stesso procedimento può essere usato, cambiando evidentemente i dati, e con altre considerazioni necessariamente da addetti ai lavori, per qualsiasi altro punto caratteristico del corso del fiume. Il dato di partenza è l’estensione del bacino imbrifero che le sta a monte; abbiamo detto in precedenza che la suddetta estensione è pari a 380 chilometri quadrati… . Per chi non riesce a “vedere” un’estensione di una superficie, precisiamo che si può dire che trattasi di un rettangolo mediamente largo 10 km parallelamente alla costa (dal crinale di Ostra a quello di Monterado-Castelleone) e lungo 40 km (dal mare a monte di Arcevia). … …  Dato che la portata (misurata in mc/sec), per bacini imbriferi con piovosità media annua di 1.000 millimetri d’acqua, è pari alla radice quadrata della superficie (misurata in kmq) moltiplicata per un coefficiente che è variabile da 20 a 40, si capisce come l’attendibilità della valutazione della portata dipenda in maniera tutt’altro che trascurabile dall’assunzione più o meno appropriata di tale coefficiente.

I vari studiosi di idrodinamica, che si sono succeduti nello studiare queste problematiche,  hanno inteso che tale coefficiente vada stimato in base ai seguenti parametri:

  1.  ampiezza del bacino;
  2. pendenze medie dei versanti (N.B. pendenze trasversali ai fossi), che portano acqua ai fossi;
  3. pendenze medie (questa volta longitudinali) dei corsi dei fossi, dei torrenti e dei fiumi immissari;
  4. permeabilità dei terreni all’intorno dei fossi.
  5.  accuratezza e lungimiranza nella lavorazione dei campi.
Si conclude, quindi attraverso lunghe elaborazioni, che la portata che deve smaltire il fiume Misa nel centro di Senigallia nei momenti di massima piena, in assenza di esondazioni precedenti a monte, è valutabile in:

Quantità Massima Piena = 34,5 x √ 380 = 675 m3/sec

(l’ultima piena è stata di 600 m3/sec e quindi non è stato un evento straordinario come dichiarato e continuano a dichiarare Provincia e Comune)

 

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